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Decreto Agosto (D.L. 104/2020): precisazioni dell’INL sui contratti a termine

 
C on la nota n. 713 del 16 settembre 2020, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha fornito le prime indicazioni su una serie di questioni che scaturiscono dal testo del decreto Agosto (D.L. n. 104/2020): tra queste, particolarmente significative ed importanti, sono quelle che riguardano i contratti a termine che, attesa la piena assimilazione intervenuta con il D.L. n. 87/2018, possono ben riferirsi anche alla somministrazione a tempo determinato. Durata massima della proroga o del rinnovo. Nei contratti a tempo determinato sono consentite le proroghe o i rinnovi e per una sola volta per un periodo massimo di dodici mesi, nel rispetto dei termini di durata massima di ventiquattro mesi complessivi, senza condizioni, nel senso sia che l’assenza di causale non comporta la trasformazione a tempo indeterminato, ma anche perché è possibile, qualora ve ne sia la necessità, utilizzare una quinta proroga (rispetto alle usuali quattro) e non rispettare lo “stop and go” tra un contratto a tempo determinato e l’altro che è di dieci o venti giorni di calendario se il precedente rapporto ha avuto, rispettivamente, una durata fino a sei mesi o superiore. La previsione di una durata massima della proroga o del rinnovo “agevolato” ha una data di riferimento: quella del 31 dicembre 2020. Essa si riferisce alla formalizzazione della proroga o del rinnovo entro tale data, con la conseguenza che gli effetti possono ben esplicarsi nel corso dell’anno successivo. In caso di proroga la comunicazione telematica ai servizi per l’impiego può essere inviata entro i cinque giorni successivi, mentre in caso di rinnovo la stessa deve essere effettuata entro il giorno antecedente l’inizio del rapporto. La proroga, con il consenso del lavoratore, deve avvenire alla scadenza o nelle immediate vicinanze della stessa e pertanto non può riguardare un rapporto a tempo determinato che termina in un periodo ampiamente successivo, in quanto si “concretizzerebbe” un “negozio in frode alla legge”, con tutte le conseguenze del caso. Per chiarezza, ricordo che: a) con il riferimento ai ventiquattro mesi complessivi ci si riferisce a contratti a termine o in somministrazione a tempo determinato svoltisi tra gli stessi soggetti (datore di lavoro e lavoratore) per mansioni di pari livello o categoria legale di inquadramento; b) con il richiamo al termine “rinnovo” il Legislatore si riferisce ad un nuovo contratto tra il datore di lavoro ed il lavoratore che, in via normale, dovrebbe vedere l’apposizione di una condizione ex art. 19, comma 1, del D.Lgs. n. 81/2015 pur se le mansioni o la categoria legale di inquadramento sono diverse rispetto al precedente; c) con il richiamo all’istituto della proroga il Legislatore non cambia nulla circa il contenuto della stessa in quanto interviene, solamente, sul fatto che, in caso di necessità, se ne può stipulare una quinta senza che ci sia la trasformazione a tempo indeterminato a partire dalla stessa, come richiederebbe il comma 2 dell’art 21. I chiarimenti dell’INL terminano con un breve riferimento al c.d. “contratto in deroga assistita” stipulato avanti ad un funzionario dell’Ispettorato territoriale del Lavoro ai sensi dell’art. 19, comma 3, oltre il termine dei ventiquattro mesi o quello, diverso, previsto dalla contrattazione collettiva: qui nulla è cambiato rispetto alle indicazioni fornite, da ultimo, con la nota n. 8120/2019 tra cui, ricordo, spiccano l’unicità del contratto per un massimo di dodici mesi (senza proroga), l’inserimento di una delle condizioni previste dal comma 1 dell’art. 19 ed il rispetto dello “stop and go”.